Casa NM3. Lo straordinario ordinario dell'acciaio grezzo.

NM3 arriva al Fuorisalone 2026 con un'installazione che non si presenta come tale, o almeno non nel senso convenzionale del termine. CASA NM3, ospitata nello spazio di via Farini 93 a Milano, costruisce un ambiente domestico attraverso quattro stanze evocate in modo astratto, attraverso un sistema di partizioni mobili in tessuto che dividono senza separare, che definiscono senza murare. Il riferimento è il Velvet and Silk Café di Mies van der Rohe e Lilly Reich del 1927, dove i tessuti sostituivano le pareti e lo spazio nasceva dalla sequenza delle superfici morbide. È un riferimento usato con serietà, non come citazione culturale di supporto, ma come principio strutturale del progetto.

Mies van der Rohe insegnava che lo spazio nasce dalla sequenza delle superfici, non dalle pareti. NM3 lo ricorda con precisione.

Delfino Sisto Legnani, Nicolò Ornaghi e Francesco Zorzi lavorano con una posizione precisa: il modernismo come forma di espressione, il funzionalismo come metodo. L'acciaio inox non viene mai trattato né lucidato, le finiture sono grezze, le texture emergono direttamente dai processi produttivi, dal taglio laser alla piegatura, dall'assemblaggio a secco. I segni che restano sulla lamiera non sono imperfezioni da correggere ma parte del carattere dell'oggetto. È una scelta estetica che ha anche una logica produttiva chiara: materiali riciclabili, approccio low-tech, longevità al posto del ciclo breve.

NM3 nasce e si fa conoscere nel mondo del retail con la sua ricerca sull'acciaio, e CASA NM3 è il passo successivo di quella sperimentazione: dimostrare che quel linguaggio funziona anche nello spazio domestico, che quegli oggetti pensati con una logica di precisione industriale riescono ad abitare una casa, a costruire un'atmosfera, a diventare uno stile coerente dall'ingresso alla camera da letto. In questa edizione i due sistemi di storage NM25 e NM26 diventano per la prima volta modulari e personalizzabili, con ante e cassetti, affiancati da cucine e scrivanie costruite con lo stesso approccio formale. Non si tratta di aggiungere pezzi al catalogo, ma di completare un vocabolario in cui ogni elemento esiste in relazione agli altri.

FOTO Louis De Belle

I segni che emergono dalla lamiera durante la lavorazione non vengono corretti né nascosti: sono la prova visibile di un processo che NM3 considera parte integrante del carattere di ogni oggetto. NM25 e NM26 diventano per la prima volta sistemi: non più oggetti singoli ma parti di un linguaggio domestico completo, in cui ogni nuovo pezzo esiste in relazione agli altri.

Quello che rende l'installazione convincente è proprio la scelta di abitarla davvero. I tre partner hanno portato oggetti dalle proprie case, e questo gesto cambia la lettura degli spazi in modo sostanziale: il modo più diretto per dimostrare che quegli arredi reggono la vita reale. Il divano metallico perforato sul tappeto con scritte, la libreria in acciaio contro le tende di velluto scuro, il letto a terra con il bordo forato che lascia intravedere il tappeto sottostante: ogni stanza dimostra che l'acciaio grezzo, che nel nostro immaginario difficilmente associamo all'intimità domestica, riesce invece a costruire spazi di carattere, riconoscibili, capaci di tenere insieme materiali e oggetti molto diversi senza perdere coerenza.

Ho spesso osservato, durante la Design Week, come molti brand usino i propri prodotti come materiale da mostra, costruendo scenari che poco o nulla hanno a che fare con le case reali. NM3 fa l'operazione contraria: prende un materiale che il nostro immaginario fatica a collocare in un contesto domestico e dimostra con precisione come possa diventare il filo conduttore di un progetto abitativo intero, dalla cucina alla camera, dallo studio al soggiorno. È una scommessa che funziona, e che dice qualcosa di interessante su dove può andare la ricerca su un materiale quando si ha la pazienza di seguirla fino in fondo.

Notes from makeyourhome

Quello che apprezzo di NM3 è l'audacia di portare avanti un linguaggio identitario forte, anche a costo di non piacere a tutti, anche a costo di restare una nicchia. In un momento in cui le forme morbide e organiche hanno preso il sopravvento su quasi tutto, tornare a qualcosa di più primitivo, più duro, più onesto nella sua materialità è una scelta che trovo genuinamente interessante.

C'è un carattere molto preciso in questi oggetti, uno stile che definirei senza esitazione maschile, e che restituisce agli spazi una presenza che le superfici levigate e i colori neutri del momento faticano a dare. Lo trovo sperimentale nel senso più vero del termine: non sperimentale come estetica da comunicato, ma come ricerca che accetta il rischio di non essere immediatamente comprensibile. Ed è esattamente per questo che vale la pena guardarlo.

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