City Oasis è un attico nel cuore di Amsterdam. Due livelli, affacci sui canali, facciate storiche a incorniciare ogni finestra. Sulla carta, un appartamento con tutti gli ingredienti per essere straordinario.
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NM3 arriva al Fuorisalone 2026 con un'installazione che non si presenta come tale, o almeno non nel senso convenzionale del termine. CASA NM3, ospitata nello spazio di via Farini 93 a Milano, costruisce un ambiente domestico attraverso quattro stanze evocate in modo astratto, attraverso un sistema di partizioni mobili in tessuto che dividono senza separare, che definiscono senza murare.
Carl Hansen & Søn porta Hans J. Wegner alla Milano Design Week 2026 con una mostra in un appartamento reale nel cuore di Brera. Non uno showroom, ma una casa vissuta, in cui il design si abita prima di essere esposto. Un racconto intimo che va oltre il catalogo, fatto di taccuini sul comodino, prototipi costruiti a mano e domeniche con il pianoforte. E due nuovi pezzi che dimostrano che certi oggetti non invecchiano perché non hanno mai inseguito il tempo.
A Deauville, sulla costa normanna, Atelier Baptiste Legué ha scelto il rovere come punto di partenza e lo ha seguito fino in fondo. Riveste le pareti dal pavimento al soffitto, nasconde i contenitori, cela le porte rendendole invisibili, scivola verso le facciate e diventa mobile, piano di lavoro, superficie abitabile. Non è un rivestimento applicato dopo: è il sistema attraverso cui lo spazio si organizza.
Guest House No. 16 è un progetto di Norm Architects su una villa del 1934 sulla costa della Zelanda del Nord, in Danimarca. L'edificio era originariamente un annesso di una pensione sul mare: un tipo edilizio minore, quasi di servizio, con tutta la stratificazione che questo comporta. Rimandi neoclassici, fascino costiero, materiali che hanno subito decenni di aggiustamenti.
City Oasis è un attico nel cuore di Amsterdam. Due livelli, affacci sui canali, facciate storiche a incorniciare ogni finestra. Sulla carta, un appartamento con tutti gli ingredienti per essere straordinario. Nella realtà, prima dell'intervento, un insieme di ambienti frammentati, penalizzati da partizioni ridondanti e da una distribuzione della luce che non rendeva giustizia né alla posizione né al potenziale dello spazio.
C’è una frase di Ask og Eng che sembra funzionare come una chiave di lettura di tutto il loro lavoro: “Non costruiamo musei. Costruiamo luoghi dove puoi vivere.”Detta così potrebbe sembrare una dichiarazione di intenti come tante. In realtà, guardando da vicino il loro percorso, è più una presa di posizione netta contro una certa idea di interior design come messa in scena permanente.
Nel panorama contemporaneo del design, sempre più brand sentono l’esigenza di superare la dimensione dell’oggetto per costruire luoghi, esperienze, spazi narrativi. Showroom che diventano case, flagship che assumono la forma di gallerie, hotel che funzionano come manifesti identitari. In molti casi, però, questa espansione si traduce in un’estetizzazione dell’esperienza, in una messa in scena coerente ma prevedibile, pensata più per essere fotografata che vissuta. Audo House si inserisce in questo scenario, ma lo fa con un passo diverso, più misurato, quasi laterale. Ed è proprio questa postura a renderla interessante.
Nel cuore del decimo arrondissement parigino, lungo il Boulevard de Strasbourg, un ampio appartamento al quarto piano di un edificio haussmanniano diventa teatro di una reinterpretazione contemporanea che guarda a Milano come fonte d'ispirazione. La firma è quella di Alise Dupont,
A Courmayeur, ai piedi del massiccio del Monte Bianco, il collettivo belga Maison Osaïn specializzato nella ristrutturazione di dimore storiche ha trasformato un autentico chalet di montagna in un rifugio accogliente e contemporaneo.