Ask og Eng: abitare come atto progettuale

C’è una frase di Ask og Eng che sembra funzionare come una chiave di lettura di tutto il loro lavoro: “Non costruiamo musei. Costruiamo luoghi dove puoi vivere.” Detta così potrebbe sembrare una dichiarazione di intenti come tante. In realtà, guardando da vicino il loro percorso, è più una presa di posizione netta contro una certa idea di interior design come messa in scena permanente. È da qui che vale la pena partire, perché il lavoro di Ask og Eng non nasce da una frizione quotidiana: la distanza tra come le case sono progettate e come vengono realmente vissute. Lo studio viene fondato nel 2016 da Kine Ask Stenersen e Kristoffer Eng a partire da un gesto domestico molto concreto: costruire la propria cucina. Nessun background tecnico nella costruzione ma con una convinzione precisa: la casa è un’infrastruttura quotidiana, non un oggetto da contemplare. Il bamboo entra in questo momento, quasi per caso, scoperto da Kristoffer durante un progetto architettonico, e diventa presto il centro di una ricerca che non riguarda lo stile ma la struttura. Lo chiamano Green Steel. Non per romanticismo, ma per precisione: resistenza, elasticità, capacità di assorbire il tempo senza rompersi. Un materiale che, come dicono loro, sopravvive ai bambini, ai traslochi e alle giornate sbagliate. In altre parole, alla vita che non viene fotografata.

The studio Mallorca

The studio Mallorca

“Il disordine è solo architettura che ha rinunciato.
Abbiamo capito che non ci servivano più armadi, ma un piano migliore per il modo in cui viviamo davvero.”

Col passare degli anni, il progetto cresce: dal garage trasformato in laboratorio a un workshop strutturato in Norvegia, fino a una pratica che oggi include cucine, bagni, sistemi di contenimento, arredi e progetti di interior architecture su misura. Ma la crescita non coincide mai con un’accelerazione. Al contrario, Ask og Eng sembrano usare ogni passaggio come un’occasione per rallentare e rimettere a fuoco. Dopo Drammen arriva il trasferimento a Maiorca e va letto esattamente n questa direzione. Dopo anni di costruzione, produzione e consolidamento, l’isola introduce una distanza utile. La luce naturale, continua e diretta, mette a nudo materiali e proporzioni, mentre un ritmo di vita più lento costringe il progetto a confrontarsi con l’uso quotidiano, senza scorciatoieÈ qui che nasce The Studio Mallorca: una townhouse affittata, adattata, abitata., uno spazio in cui la luce mediterranea incontra la tradizione nordica, insieme all’ ultima serie di arredi progettata dalla coppia. Non uno showroom, ma una casa-studio che funziona come spazio di lavoro, luogo di vita e ambiente di sperimentazione. Esattamente come la The House di Drammen, The Studio non espone: dimostra. Gli oggetti sono usati, segnati, attraversati dalla luce naturale. Il progetto non si impone, ma si lascia osservare nel tempo. La luce del mattino sulle superfici in bamboo diventa più importante di qualsiasi apparecchio illuminotecnico. Il vuoto, qui, non è assenza ma spazio di possibilità.

The studio Mallorca

The studio Mallorca

È dentro questo contesto che prende forma la nuova collezione di oggetti. Non come una linea autonoma, ma come un’estensione coerente della vita nello studio. Ogni pezzo funziona come una piccola architettura domestica, pensata per essere spostata, toccata, riutilizzata. Lo AE10 Line Stool è un volume compatto che può diventare sgabello, podio o tavolino, e che lavora soprattutto con luce e ombra. Il Frame Tray rilegge l’idea di cornice ispirandosi alle tecniche espositive giapponesi, trasformando fotografie e ricordi in elementi mobili, mai definitivi. La Accent Shelf riduce il gesto al minimo: una superficie sottile che restituisce centralità a un oggetto singolo, senza costruirgli attorno una narrazione superflua. Il Atelier Sofa è forse l’oggetto che più chiaramente traduce l’idea di Ask og Eng di interior come architettura abitabile. Non nasce come divano nel senso tradizionale del termine, ma come struttura: una cornice in bamboo che lavora quasi come un telaio architettonico, solido, leggibile, intenzionale. Su questa base rigorosa si innesta una seduta morbida, tattile, pensata per essere usata davvero. Il contrasto è tutto qui: una “scocca” esterna che definisce lo spazio e una parte interna che accoglie il corpo. Il bamboo non è decorazione, ma ossatura visiva e strutturale, mentre i volumi imbottiti introducono comfort senza mai perdere controllo formale. Come molti oggetti Ask og Eng, anche l’Atelier Sofa è progettato per mantenere la propria forma e identità negli anni, resistendo all’uso quotidiano senza trasformarsi in un oggetto stanco. Non è pensato per seguire le mode, ma per restare. In questo senso, funziona come una piccola architettura domestica: discreta, stabile, affidabile. Inserito nello Studio di Maiorca, il divano smette definitivamente di essere un “pezzo” e diventa parte di un sistema più ampio fatto di luce naturale, ritmo lento e gesti quotidiani. Un luogo dove sedersi non è un’azione neutra, ma parte del progetto.

AE10 Line Stool

Atelier Sofa

Frame Tray

Accent Shelf

“L’Honest Architecture significa sapere quando stare zitti.
A volte la scelta progettuale più coraggiosa è non mettere niente.”

Maiorca, in questo senso, diventa un laboratorio di vita prima ancora che di design. Un luogo dove rallentare abbastanza da capire che non tutto deve essere risolto, e che spesso la qualità di uno spazio dipende da ciò che riesce a sostenere, non da ciò che mostra.

Ask og Eng non propongono un modo giusto di abitare. Non suggeriscono modelli da replicare. Offrono piuttosto strumenti per capire cosa serve davvero a ciascuno. Un approccio più che uno stile. E forse è proprio questa la loro idea più radicale: considerare la casa non come un progetto finito, ma come una struttura capace di accompagnare la vita mentre cambia.

Photo Claus Truelsgaard

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