1.200 metri quadri di design nordico. Il nuovo spazio di Casafika è un magazzino/manifesto.
Casafika compie cinque anni e li racconta con un nuovo spazio di 1.200 mq a Roncadelle, la stessa città lombarda da cui tutto è partito. Il cerchio geografico si chiude, ma il progetto è chiaramente aperto. Era un garage di 30 metri quadri, poi una cascina ristrutturata a Brescia, e adesso questo spazio industriale che dopo i lavori è diventato qualcosa che nemmeno loro avevano del tutto previsto: un ambiente che tiene insieme l'anima di un magazzino operativo e quella di una galleria, dove ogni funzione ha il suo posto e i pezzi più significativi vengono trattati come meritano. Daphni Dall'Olio, founder di Casafika, definisce questo trasferimento come chiudere un cerchio, e in effetti Via Enrico Fermi 14 dista pochi minuti da dove tutto è cominciato, dalla tettoia esterna, dalla taverna di casa, dai primi mobili danesi impilati tra gli spazi di famiglia prima ancora che ci fosse un'idea precisa di cosa sarebbe diventato tutto questo.
Images courtesy of Casafika
Quello che distingue Casafika da molti altri operatori del settore vintage è che il progetto non è partito da un'analisi di mercato ma da una pratica quotidiana: Daphni selezionava e restaurava mobili nordici per il gusto di farlo, prima ancora che diventasse un'azienda, e questa differenza si sente ancora oggi nel modo in cui i pezzi vengono trattati. Il restauro è conservativo e non trasformativo, l'intenzione dichiarata è quella di lasciare ai mobili la loro età leggibile, la patina del tempo vissuto come valore e non come difetto da correggere. In un mercato che tende a normalizzare tutto, a riportare ogni oggetto a uno stato neutro che possa piacere a chiunque, questa è una posizione culturale precisa: il mobile vintage non vale nonostante il tempo che ha attraversato, ma precisamente grazie ad esso, perché porta con sé la storia di chi lo ha progettato, lavorato, assemblato, e di tutti i proprietari che lo hanno vissuto nei decenni successivi. È anche la ragione per cui lo sguardo si è progressivamente spostato verso i pezzi firmati, quelli con una provenienza e un'identità riconoscibile, designer del Novecento scandinavo che hanno costruito un linguaggio formale ancora oggi difficile da eguagliare per coerenza e qualità artigianale.
Cerchiamo e proponiamo solo quello che ci emoziona e che sappiamo potrà emozionare qualcun altro. In qualche modo è come aver chiuso un cerchio.
Il primo viaggio in furgone in Svezia e Danimarca risale al 2021, anno di fondazione ufficiale, e da quel momento la crescita non è mai stata un salto ma un'espansione costante, ogni trasferimento imposto non da una strategia pianificata ma da un segnale inequivocabile: quando gli uffici cominciano a essere usati come magazzino, è tempo di spostarsi. Questo meccanismo si è ripetuto tre volte, e ogni volta lo spazio successivo era cinque volte più grande del precedente. Oggi Casafika vende più di mille mobili ogni anno in oltre venti nazioni, con un deposito logistico a Malmö che ottimizza i flussi tra Svezia e Danimarca, e con un mercato americano che rappresenta una quota significativa delle vendite insieme al Nord Europa. Il 55% delle vendite avviene fuori dall'Italia, ma è il 45% interno che racconta forse la cosa più interessante: Casafika ha contribuito a costruire in Italia una familiarità con il design scandinavo del Novecento che prima era riservata a pochi collezionisti, e questo spostamento culturale non è accaduto per caso ma è il risultato di anni di lavoro editoriale nel senso più ampio del termine, fatto attraverso la fotografia, la scelta delle parole, il racconto di ogni pezzo come se avesse qualcosa da dire a chi lo guarda.
Images courtesy of Casafika
La prima vendita online, un sideboard consegnato a Roma, ha fatto capire che il mercato era molto più grande di quanto immaginassimo, dice Daphni.
Images courtesy of Casafika
Le foto del nuovo spazio spazio racconta no già molto prima di qualsiasi descrizione: scaffalature metalliche a tutta altezza cariche di sedute danesi e svedesi, credenze in teak, poltroncine in faggio con imbottiture originali, un archivio fisico denso e ordinato che restituisce immediatamente la scala del progetto. Il lavoro che c'è dietro non è mai solo esposizione ma ricerca continua, restauro, logistica, relazione con fornitori e clienti su più mercati contemporaneamente, e il nuovo spazio formalizza tutto questo: ogni funzione ha il suo posto, il laboratorio di restauro è ampio e dedicato, la tappezzeria e il lavoro del legno hanno spazio per essere praticati con la cura che richiedono. Sono mestieri che rischiano di scomparire, come Casafika stessa riconosce, e il fatto che questo spazio li preservi e li renda visibili è una delle cose più interessanti del progetto, perché trasforma un magazzino operativo in qualcosa di più simile a un presidio culturale.
Images courtesy of Casafika
Ogni ultimo sabato del mese lo spazio apre al pubblico con il Magazzino Aperto, un appuntamento che nel tempo è diventato un momento di incontro reale tra il team e chi segue Casafika da anni attraverso uno schermo, arrivando da tutto il Nord e Centro Italia per vedere dal vivo quello che conosce solo attraverso le fotografie. È il passo culturale più significativo che questo nuovo spazio rende possibile: la possibilità di toccare con mano la qualità artigianale di oggetti che per molti esistevano solo in forma digitale, e di capire fisicamente perché una sedia danese degli anni Sessanta è ancora oggi un oggetto difficile da superare in termini di proporzioni, materiali e costruzione. La direzione dichiarata per i prossimi anni, diventare il riferimento europeo per gli arredi firmati del Novecento con uno sguardo crescente anche al design italiano, è ambiziosa ma coerente con quello che Casafika ha già dimostrato di saper fare: crescere senza perdere l'identità da cui è partita, e trasformare una passione privata in un punto di vista condiviso su cosa significa scegliere bene per la propria casa.
Dietro questo progetto c'è un team che oggi conta più di dieci persone, un numero che dice molto per una realtà nata da una singola persona con un furgone e una passione precisa. Tiziana, Andrea, Celeste, Beatrice, Giulia, Javed, Giorgia, Eno, Camilla e Khurram: nomi che Casafika cita esplicitamente, cosa non scontata, perché la crescita di un progetto come questo non è mai solo la crescita di chi lo ha fondato ma di chi ha scelto di costruirlo insieme. Il passaggio da pratica individuale a struttura collettiva è spesso il momento più delicato nella vita di un progetto giovane, quello in cui si rischia di perdere l'identità originale nel tentativo di scalare. Casafika sembra aver attraversato questa transizione senza snaturarsi, e il nuovo spazio ne è la prova più concreta.
Notes from makeyourhome
→ Ho seguito Casafika da quando era poco più di un progetto appena nato, e ho usato alcuni dei loro pezzi in appartamenti che ho arredato. La qualità della selezione era sempre una conferma.
→ Il design nordico è prima di tutto una posizione culturale, e scegliere un mobile scandinavo per la propria casa non è mai solo una questione estetica.
→ In un settore che delocalizza e automatizza, Casafika fa il contrario: preserva mestieri che rischiano di scomparire e li mette al centro del progetto. Il restauro, la tappezzeria, il lavoro del legno non sono, sono una dichiarazione di valori.