Storie di incontri casuali tra creativi. makeyourhome incontra Caspal.

Ci siamo incontrati in un pomeriggio di un giugno caldissimo a Milano, in zona Brera, con tutto l'entusiasmo di tre creativi che hanno voglia di confrontarsi e raccontarsi. Da parte mia non c'era nessuna intenzione di trasformare quel pomeriggio in un'intervista, non amo registrare o prendere appunti quando conosco qualcuno per la prima volta, preferisco raccontarmi e mettermi in ascolto, lasciare che sia la curiosità di capire l'energia dietro un progetto a guidare la conversazione, che poi è esattamente ciò che spinge il mio lavoro quotidianamente. Federica Paoli, co-founder e creative director di Caspal, mi aveva scritto su Instagram qualche settimana prima, durante la 3daysofdesign di Copenhagen, per dirmi che il brand esponeva un pezzo da Deoron, nel distretto di Holmen, e che se fossi passata avrei potuto vederlo dal vivo. Ci sono andata, e ho trovato uno sgabello dalla seduta intrecciata in metallo su gambe sottili e lucide, un pezzo che nel contesto di una fiera nordica reggeva senza sforzo il confronto con tutto quello che gli stava intorno, e che mi è rimasto in testa a lungo.

L'ho fotografato, condiviso e solo più tardi, rientrata a Milano, sono andata a curiosare sul loro sito, anche perché il messaggio era arrivato da un profilo privato e avevo voglia di capire davvero cosa facessero, chi fossero, da dove venissero le forme che avevo visto durante il festival.

Ho scoperto che quello sgabello si chiama EL01 e appartiene alla collezione Entrelacés disegnata da Federica, che la seduta nasce da un intreccio artigianale in salice naturale placcato color argento su una struttura in acciaio, e ho trovato un insieme di oggetti che mi hanno interessata subito, un design da collezione ma non spinto verso l'eccesso, artigianato vero tradotto in forme contemporanee e adatte a un pubblico eterogeneo, e soprattutto una fotografia curata, che per me è quasi sempre il punto zero da cui giudico un brand, il primo segnale di come vuole essere letto e di quanto ha capito di sé stesso. Caspal è un brand italiano fondato nel 2025 da Biagio Castellani e Federica Paoli, con base tra Milano e la Valdera, in Toscana, terra d'origine di entrambi, e lavora arredi e oggetti decorativi in metallo, dall'alluminio all'acciaio fino all'ottone e all'argento, con un'estetica essenziale ma intensamente materica.

Riconoscere un buon progetto prima ancora di sapere chi lo ha fatto è il modo più onesto di incontrarlo.

Il tratto che mi ha colpita di più, esplorando i loro pezzi, è l'intreccio manuale del salice naturale, una lavorazione che appartiene alla tradizione rurale toscana, unito alla placcatura in argento che ne trasforma la superficie restituendole una luce nuova, un equilibrio tra organico e metallico che non avevo visto costruire con questa naturalezza da nessun'altra parte in questo momento, e che nasce da un processo interamente manuale in cui ogni pezzo viene intrecciato da maestri artigiani e poi rifinito con la placcatura, in una filiera che il brand porta avanti come scelta etica e a produzione limitata.

Quello che rende il loro lavoro interessante, e che ho capito meglio parlando con loro, è che il punto di partenza non è mai il prodotto ma il racconto, un'idea di design che affonda le radici nell'antichità e nella storia, nei teatri classici, nelle colonne, nelle forme che arrivano da lontano e che vengono riportate al presente attraverso la sperimentazione sulla materia. Ogni oggetto comincia da uno schizzo concettuale di Federica e prende forma attraverso un processo di sottrazione, in cui si toglie fino a quando resta solo ciò che serve a raccontare, mai il superfluo, mai l'eccesso decorativo, ed è un approccio che loro stessi sintetizzano in una frase che dice bene chi sono, "crediamo nel design dove il valore non è nella quantità, ma nella qualità della materia, nella cura del processo, nell'unicità dell'oggetto".

"Crediamo nel design dove il valore non è nella quantità, ma nella qualità della materia, nella cura del processo, nell'unicità dell'oggetto." Biagio Castellani e Federica Paoli

Ed è leggendo che ho scoperto che Biagio e Federica avevano già fondato un brand di arredi in metallo, più semplice e replicabile, che avevo seguito e che aveva trovato un suo pubblico, e questa scoperta mi ha incuriosita al punto da volerli conoscere di persona, perché mi chiedevo cosa spingesse due professionisti a lasciare qualcosa di avviato per ricominciare. Quando li ho incontrati mi hanno raccontato la scelta di aprire con Caspal un capitolo più ambizioso, la voglia di esplorare le potenzialità espressive del metallo che il primo brand non permetteva di toccare fino in fondo, il legame profondo con la Valdera come luogo di origine e come rete di saperi artigianali ancora vivi. Tra i due Biagio si occupa della produzione e delle relazioni con i laboratori, Federica del design e della direzione creativa, e insieme mi sono sembrati pieni di energia, con le paure giuste che si hanno quando si sceglie una strada difficile in un momento di mercato complicato, e con una chiarezza sui valori che a trent'anni è più rara di quanto si pensi.

Questa energia si legge bene nei due progetti che hanno segnato il loro 2026, entrambi costruiti sul dialogo con altri linguaggi, perché Caspal non sembra interessato a produrre oggetti che esistano isolati ma a metterli in relazione con contesti, persone e discipline diverse. Durante il Fuorisalone hanno presentato "Non il solito Cabaret", un'installazione nata dal confronto con il Laboratorio di Niko Romito, in cui gli oggetti scultorei del brand diventano elementi scenografici per l'atto del servire a tavola, dentro una palette ispirata alle materie prime dello chef, mentre a Copenhagen l'EL01 stool ha portato il brand dentro il circuito della 3daysofdesign, in uno dei contesti internazionali più attenti al rapporto tra artigianato e progetto, e sono due direzioni diverse ma coerenti tra loro, perché in entrambi i casi gli oggetti cercano una relazione con lo spazio e con chi lo abita, e per un brand al primo anno di attività questa è già una visione molto definita.

L'Italia produce sensibilità artigianale con una naturalezza che spesso non sa valorizzare, mentre il design internazionale la cerca e la premia.

Quello che mi porto a casa, dopo quel pomeriggio a Brera, è la domanda che mi accompagna ogni volta che incontro progetti così, e cioè se il nostro paese saprà riconoscere e premiare chi, a trent'anni, sceglie di investire sull'artigianato, sul territorio e su una produzione lenta e consapevole invece della strada più rapida e più remunerativa, perché l'Italia produce questo tipo di sensibilità con una naturalezza che spesso non sa valorizzare, mentre il design internazionale la cerca attivamente e la premia. Caspal è giovane, è ancora in costruzione, ma ha già una direzione chiara e la coerenza necessaria per mantenerla nel tempo, ed è esattamente il tipo di progetto che ho voglia di seguire.

Images courtesy of Caspal

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