Heading north, appunti per la 3daysofdesign.
Copenaghen è una delle città a cui sono più legata, per affinità estetiche, per ragioni emotive e per il suo rapporto con il mare. È il mio terzo viaggio in città, e giugno è probabilmente il mese migliore per andarci. Il clima è piacevole, la luce dura tutto il giorno, alle ventitré si può ancora stare seduti su un molo a guardare il sole scendere a un'altezza che nelle nostre città mediterranee non vediamo, tra le architetture di una realtà urbana che continua a sembrarmi una delle più riuscite d'Europa. Una città in cui convivono il mare e il design non può che essere uno dei miei luoghi del cuore. Perché diciamolo a Milano si ci abitua ma il mare è un’altra cosa. Giugno è anche il mese in cui il popolo del design vola verso Copenaghen per la 3daysofdesign, un festival che negli ultimi anni è diventato uno degli appuntamenti centrali per chi lavora nel settore. È la mia seconda partecipazione, e ricordo le sensazioni della prima volta come quelle di una bellissima festa diffusa, con spazi aperti al pubblico, persone per strada, atmosfere accessibili.
Amichevole è la parola che mi viene in mente sempre quando racconto Copenaghen. Chi va al festival per la prima volta non si aspetti ambienti chiusi, eventi troppo esclusivi o l'aura un po' ingessata che la Milano Design Week ha assunto negli ultimi anni. È un festival che si vive camminando, entrando negli showroom senza prenotazione, fermandosi a parlare con i designer, attraversando la città distretto per distretto, magari con una birra.
Il tema scelto dal festival quest'anno è Make This Moment Matter, un concetto che incoraggia esplicitamente una ricalibrazione collettiva dal di più al significativo, ed è un passaggio politicamente importante che dichiara l'abbandono della logica quantitativa del design contemporaneo, dove il valore si misura sulla quantità di prodotti, lanci, novità e presenze, in favore di una logica qualitativa fondata sul significato. Non parla di novità, non parla di prodotto, non parla di mercato. Parla di senso del momento. È un posizionamento che a Milano sembra ormai impossibile, dopo anni in cui la Design Week ha progressivamente assorbito la moda, il lusso, le grandi case automobilistiche, gli sponsor culturali, e ha trasformato il design in pretesto per qualsiasi altra industria. Copenaghen tiene un approccio diverso, più piccolo, più preciso, dichiaratamente curatoriale, e proprio per questo per me interessante.
La domanda che mi porto a Copenaghen è semplice: cosa succede quando un festival di design sceglie di rallentare invece di accelerare? E sopratutto saprà mantenere l’intenzione?
La mia agenda per il festival è costruita partendo da alcuni brand che seguo da tempo in modo appassionato e che in Italia si vedono raramente o quasi mai, perché si tratta di progetti di nicchia che non hanno una distribuzione diffusa nelle nostre città. Karimoku, Ishinomaki Laboratory, Louise Roe, Frama sono i primi a cui ho riservato un appuntamento. Poi mi muoverò tra i distretti seguendo l'applicazione ufficiale di 3daysofdesign, che divide la città in zone e permette di costruirsi un itinerario calibrato sui propri interessi. Per chi sta organizzando il proprio viaggio a Copenaghen è lo strumento migliore per orientarsi, e suggerisco di non preoccuparsi delle distanze: Copenaghen è una città piccola, si gira facilmente a piedi o in bicicletta, e l'app aiuta a leggere i distretti come piccoli quartieri tematici da attraversare con calma e vi aggiorna su tutti gli eventi presenti. Per chi vuole un'esperienza più strutturata il festival organizza anche i Design Walks, passeggiate guidate di due ore al prezzo di 250 corone danesi a persona, che attraversano i singoli distretti accompagnate da guide esperte. È un format che vale la pena considerare per chi vuole un racconto più strutturato invece di affidarsi solo alla propria mappa.
Una guida per chi viaggia, una piccola mappa del lavoro fatto fino a qui.
Nei giorni scorsi ho pubblicato una City Guide di Copenaghen costruita per chi andrà al festival ma anche per chi semplicemente sta progettando un viaggio nella capitale danese in qualsiasi momento dell'anno. È una selezione personale di indirizzi legati al mio punto di osservazione, al mio modo di guardare la città attraverso quattro categorie: le caffetterie, i design store, gli hotel di design, i musei. Quello che mi interessava costruendola era restituire la mia sensazione di una città in cui il design è ovunque. In qualsiasi angolo si trova una panetteria ben progettata, un concept store, un negozio di abbigliamento da cui trarre ispirazione. Nella guida ho inserito anche un piccolo lato femminile, i colleghi mi perdoneranno, con due insegne local che a Copenaghen funzionano accanto al design perché fanno parte dello stesso modo di guardare le cose. È una scelta che apre un tema più ampio: quando visitiamo le città europee troviamo ormai sempre gli stessi negozi, e diventa sempre più difficile incontrare realtà che non si possano comprare in qualsiasi altra capitale. Copenaghen conserva ancora un margine di possibilità, con indirizzi che esistono solo lì.
Letture di approfondimento dal magazine.
Insieme alla City Guide, negli ultimi giorni abbiamo pubblicato sul magazine altri articoli che costruiscono la copertura completa di 3daysofdesign 2026, ognuno con un'angolazione critica diversa.
→ Make This Moment Matter: a Copenaghen il design torna a essere un'indagine culturale. L'articolo manifesto, dedicato al tema scelto dal festival e a una riflessione su perché Copenaghen sia diventata negli anni il contesto giusto per ragionare sul futuro del design contemporaneo.
→ Karimoku Case alla 3daysofdesign esplora le qualità sensoriali ed estetiche dei materiali. Un ritratto del brand giapponese e dei tre progetti che porta a Copenaghen, dalla collaborazione con Dynaudio progettata da Norm Architects fino alla collettiva Japanmade Vol.1 curata da OEO Studio.
→The Roe Bar, l'estensione domestica di Louise Roe. Un pezzo dedicato a uno dei luoghi più interessanti di Copenaghen, il café della galleria Louise Roe in Vognmagergade 9, che durante il festival diventa l'estensione esplicita dello showroom del brand.
→ Audo House, l'esperienza totale del design danese. Un articolo pubblicato qualche tempo fa sul magazine, dedicato all'edificio di Nordhavn che ospita insieme hotel, ristorante, concept store, café e spazio eventi, sviluppato dal brand Audo con Norm Architects
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane.
Vi invito a seguirmi in questo viaggio. Aggiornerò le stories di Instagram ogni giorno e vi porterò con me in questa nuova esperienza di viaggio e non solo di lavoro. Questa volta ho scelto di dormire in uno splendido appartamento con il letto sul soppalco, un dettaglio che sembra un segno del destino.
A presto da Copenaghen.
Roberta