RedDuo Galleria: la prima casa diventa strumento curatoriale

Fabiola di Virgilio e Andrea Rosso riaprono la loro prima casa a Porta Genova, il punto da cui tutto il percorso ha avuto inizio, e la ripresentano come galleria temporanea durante la Design Week 2026. La distanza tra quel primo spazio e quello che RedDuo è diventato oggi è essa stessa il contenuto del progetto.

La casa-galleria alla Design Week è diventata quasi un genere a sé, lo spazio domestico allestito come percorso espositivo, e nella maggior parte dei casi funziona poco perché lo spazio è neutro, trovato per l'occasione, e gli oggetti ci stanno dentro come in una vetrina con le pareti dipinte di un colore caldo. Qui accade qualcosa di diverso, perché lo spazio ha una memoria propria, una luce che precede l'allestimento, e gli oggetti non sono stati "collocati" ma sono entrati in relazione con un luogo che aveva già una storia da raccontare. RedDuo Studio, fondato nel 2020, lavora tra architettura d'interni, progetti su misura e product design con un'attenzione alla matericità e alla dimensione sensoriale che nei loro progetti non è mai un'aggiunta ma la struttura stessa dello spazio. Il riferimento costante all'architettura giapponese, che può essere letta come una dichiarazione d'intenti generica, negli spazi si traduce in scelte concrete: la luce filtrata dalle veneziane in legno, la proporzione bassa degli arredi, il rapporto tra pieni e vuoti che governa ogni ambiente, il tavolino con la teiera che non è un'evocazione esotica ma una scelta funzionale dentro un sistema di proporzioni coerente. L'anno scorso avevano presentato Casa RedDuo, la casa-studio milanese, e questo ritorno alla prima abitazione chiude un cerchio biografico e progettuale che dà alla galleria una profondità narrativa che difficilmente si ottiene con uno spazio preso in affitto per la settimana.

Non è uno showroom travestito da casa. È una casa che diventa strumento curatoriale, e la differenza si sente.

Dove Area Porta Genova, Milano

Date 20 – 24 aprile 2026

Orari Su prenotazione

Progetto RedDuo Studio

Fotografia Giulio Ghirardi

Nei progetti firmati RedDuo, lo spazio non è mai solo funzionale, ma diventa uno strumento capace di influenzare percezioni ed emozioni.

All'interno di questa galleria domestica una selezione di brand e collaborazioni entra in relazione con gli ambienti della casa costruendo una narrazione progettuale condivisa, e la qualità della selezione dice molto sulla serietà del progetto: Bitossi Ceramiche, manifattura toscana attiva dalla seconda metà dell'Ottocento con una lista di collaborazioni che va da Sottsass a Urquiola passando per Du Pasquier e Formafantasma, oggi guidata da Ginevra Bocini; Demos Mobilia, che lavora sul design del Novecento con un approccio curatoriale che non è conservazione ma riattivazione del passato attraverso nuovi contesti; Del Savio 1910, tre generazioni di lavorazione del marmo nel pordenonese con una direzione creativa firmata da Zanellato e Bortotto che ha trasformato il marmo in elemento di forte impatto grafico; Ebanisteria Quacquarelli, sessant'anni di lavorazione del legno su misura con cui RedDuo ha realizzato alcuni arredi dedicati al progetto; JOV, brand belga di tappeti hand-tufted in lana neozelandese, lino belga e seta prodotti nel proprio atelier in Portogallo; Leucos, che dal 1962 lavora nell'illuminazione decorativa di alta gamma e dal 2019 ha intrapreso un percorso di rinnovamento sotto la guida di Abramo Manfrotto; MOHD, oltre cinquant'anni di esperienza nell'arredo di lusso e progettazione; e Savian by BioFluff, il tessuto 100% vegetale e privo di plastica lanciato con Stella McCartney al COP28 e già utilizzato da GANNI, Collina Strada e Martine Rose, che qui entra per la prima volta nel territorio dell'interior design. A completare il progetto le composizioni della flower designer Anna Paparozzi. Ogni ambiente diventa una scena progettuale in cui design, artigianalità e ricerca estetica dialogano con una fluidità che nasce dal fatto che questi oggetti sono entrati in relazione con un luogo che ha una storia, una luce propria, una memoria spaziale che precede l'allestimento. Mi accorgo che lì dentro c'è qualcosa che va oltre la somma dei brand coinvolti: c'è un modo di concepire lo spazio come esperienza, come narrazione, come luogo in cui rallentare e lasciarsi guidare dalla materia, dalla luce e dalle relazioni tra gli oggetti. La visita è su prenotazione, e anche questa scelta è coerente con il progetto: una galleria domestica chiede un tempo di visita domestico, non il flusso continuo del Fuorisalone.

Notes from makeyourhome

→ La scelta di tornare nella prima casa anziché cercare uno spazio nuovo è il dettaglio che separa questo progetto da molte operazioni simili: significa fidarsi del fatto che un interno già vissuto racconta un percorso meglio di qualsiasi allestimento costruito da zero. Immagino sia un modo per misurare la distanza tra il punto di partenza e la visione attuale, attraverso gli oggetti e i brand con cui oggi si sceglie di dialogare.

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