Ferro, geometria e territorio: il mondo di RIPA
Se stai cercando un brand che sappia stare nel mezzo esatto tra rigore tecnico e sensibilità culturale, RIPA è probabilmente uno di quelli che dovresti tenere d'occhio. Non è solo una questione di estetica, anche se l'estetica è evidente e fortissima. È una questione di metodo, di approccio progettuale, di come una piccola officina nelle Marche stia costruendo un discorso attorno al metallo che ha molto da dire a chi lavora nel design e nell'architettura d'interni. Il principio che guida tutta la ricerca RIPA si chiama "artigianato minimo": un esercizio che esalta l'essenza di forma e materia attraverso la ricercata assenza di tracce di manualità. È un concetto che all'inizio può sembrare paradossale: artigianato che nasconde se stesso. Ma chi ha avuto modo di vedere i pezzi dal vivo capisce subito di cosa si tratta. Le superfici sono precise, le geometrie asciutte, le connessioni invisibili. Eppure ogni oggetto ha una presenza fisica che si percepisce chiaramente, una densità che non deriva dalla complessità decorativa ma dall'essenzialità delle scelte. Tutti i prodotti nascono in digitale, tramite software 3D, e vengono poi rifiniti singolarmente a mano. E tutti i metalli utilizzati provengono da fonti parzialmente riciclate, con la possibilità di un riciclo completo a fine ciclo vita. Una filiera corta, pensata.
Il principio che guida tutta la ricerca RIPA si chiama "artigianato minimo": un esercizio che esalta l'essenza di forma e materia attraverso la ricercata assenza di tracce di manualità.
Dal 2022 la direzione artistica del brand è affidata a Roberto Cicchinè, già autore di alcune delle collezioni più riuscite come Chiodo, nata nel 2016, e Coimbra, del 2024. Ma la vera svolta identitaria degli ultimi anni è l'apertura a collaborazioni esterne, con designer e progettisti che portano sensibilità diverse e allargano il vocabolario formale del brand. In questo senso, il 2024 e il 2025 sono stati anni densi.
L'incontro con Atelier Ferraro ha dato vita alla collezione India: tavoli per interni ed esterni in alluminio parzialmente riciclato, dove il dettaglio tecnico e la scelta formale si tengono in equilibrio preciso. Le gambe a quarto di circonferenza non sono solo un gesto estetico, risolvono un problema strutturale e insieme portano con sé un'idea di accoglienza che è letteralmente costruita nella forma. La flessibilità del sistema, con quattro piani intercambiabili su una stessa base, traduce in oggetto concreto un'idea di sostenibilità che va oltre il materiale riciclato: si può restituire il piano a RIPA, che lo reintegra nel ciclo produttivo. È un modo di ripensare il rapporto tra azienda, prodotto e utente che vale la pena tenere a mente, anche come riferimento progettuale. Ma la storia che racconta di più come RIPA si muove nel territorio del design è quella di Triangolo. Nel 2025, presentato alla Milano Design Week, questo sistema modulare di tavoli porta la firma di Innocenzo Prezzavento, architetto marchigiano poco noto al grande pubblico ma di assoluto valore, autore negli anni Settanta di architetture che Bruno Zevi definì il lavoro di "un architetto autentico". Prezzavento aveva disegnato Triangolo nel 1971, e il progetto era rimasto nel suo archivio storico per oltre cinquant'anni. RIPA lo ha tirato fuori, ingegnerizzato, trasformato: via il legno del prototipo originale, dentro le lamiere di alluminio ridotte a soli quattro millimetri di spessore. Il risultato è leggero, stabile, componibile in configurazioni praticamente infinite: rombi, esagoni, tavoli da sei, scrivanie, angolari. E quando non serve, si impila diventando una scultura domestica che non tradisce la sua funzione. È un progetto che porta dentro sé cinquant'anni di storia ma non li mostra in modo nostalgico, anzi, dialoga con il presente in modo sorprendentemente diretto.
Ph MatteoBianchessi
Ph MatteoBianchessi
La stessa capacità di costruire relazioni feconde si legge nel progetto Scatti di Marca, che per me è uno dei gesti più interessanti che un brand possa fare: usare la fotografia non per vendere prodotti ma per costruire un dialogo con il territorio e la cultura architettonica locale. Ogni edizione è ambientata in un'opera significativa e spesso poco conosciuta dell'architettura marchigiana. La prima, nel 2024, a Ca' Romanino di Giancarlo De Carlo a Urbino. Le successive, nel 2025, nelle architetture visionarie di Prezzavento. Le immagini di Matteo Bianchessi con la direzione artistica di Cicchinè restituiscono un dialogo autentico tra spazio costruito e oggetto d'uso, tra la logica di chi progetta case e quella di chi progetta cose per abitarle. Non è un catalogo, è una conversazione.
Poi, a ottobre 2025 all'EDIT Napoli, arriva STRATA: la prima finitura minerale applicata alle superfici metalliche di RIPA, sviluppata con Colori Decora, azienda umbra specializzata in pitture e finiture a base minerale. Una finitura a calce, realizzata a mano, che trasforma le geometrie precise di RIPA in superfici stratificate, tattili, imperfette nel senso migliore del termine. Il colore smette di coprire il metallo e inizia a penetrarlo, rivelando una profondità che le finiture industriali non possono dare. La collezione Chiodo, protagonista dell'installazione a Napoli, con queste finiture acquista una temperatura completamente diversa, più organica, più intima. È un caso interessante di come una collaborazione nata da una relazione personale, il progetto del nuovo showroom di RIPA a Bastia Umbra, sia diventata un'espansione reale del linguaggio del brand.
E ancora: a gennaio 2026 a Maison&Objet, RIPA presenta Pond, specchio in acciaio disegnato dal giapponese Nao Iwamatsu, premio German Design Award e iF Design Award. Un volume squadrato aperto su un lato, con un foro ovale o circolare al centro, superfici interne completamente specchianti che generano profondità visive variabili. La base è un piccolo piano d'appoggio. È un progetto che porta dentro RIPA una sensibilità nuova, quella del minimalismo narrativo giapponese, e lo fa senza forzature, trovando un punto di contatto genuino con il vocabolario formale del brand.
CHIODO + STRATA
POND
TRIANGOLO
Quello che emerge guardando RIPA nel suo insieme è un'idea di ricerca coerente che non si accontenta di un'identità stilistica definita una volta per tutte. C'è una volontà di aprirsi, di portare dentro voci diverse, di costruire relazioni con architetti, designer, artigiani, aziende di materiali. E insieme c'è una solidità di fondo, una fedeltà al metallo come medium, alla geometria come strumento, alla qualità dell'esecuzione come valore non negoziabile. Per chi lavora nella progettazione d'interni, RIPA è un interlocutore che vale la pena conoscere bene: non per una collezione in particolare, ma per il tipo di pensiero che sta dietro.
Images courtesy o fRipa