Boyo, vassoi e alzate in acciaio inox nati dal cartamodello.

Negli ultimi due anni il bordo ondulato è diventato una delle forme più ricorrenti nel progetto per la tavola. Lo si trova nei vassoi in metallo e negli specchi, nelle ceramiche smaltate e nelle tovagliette in lino, al punto che oggi basta una linea morbida sul perimetro di un oggetto per comunicare leggerezza, ironia e quel gusto per il gioco che il mercato ha imparato a riconoscere e a riprodurre in serie. È con questa consapevolezza che conviene guardare la Contour Collection di Boyo, lo studio milanese guidato dalla designer di origine jugoslava Bojana Nikodijevic Liberti. Lo studio è stato presentato ufficialmente durante la Milano Design Week 2026 da Deoron, in via Padova 11, e a prima vista le sue alzate e i suoi vassoi in acciaio inox sembrano appartenere esattamente a quella famiglia. La differenza si capisce solo guardando da vicino e leggendo la storia di chi li ha disegnati, e sta nel punto da cui l’onda arriva, che qui non è un repertorio di forme di stagione ma il tavolo da taglio di una sartoria.

Ph. Valentina Vasi

Boyo nasce nel mondo della moda e si è formato in anni di lavoro con la carta come strumento di studio. Ogni oggetto della collezione, come racconta lo studio, attinge alla geometria essenziale dei cartamodelli in un omaggio dichiarato alle proprie origini sartoriali. Per chi non ne ha mai avuto uno in mano vale la pena ricordare cosa sia un cartamodello, un foglio piatto tagliato lungo un contorno che contiene già in forma sviluppata il volume di un corpo, e che diventa abito solo quando viene piegato, cucito, sollevato.

I vassoi Boyo seguono la stessa logica. Una lastra di acciaio viene sagomata con un profilo ondulato su due lati mentre gli altri due si sollevano a formare le sponde, e l’oggetto finito conserva in modo leggibile questa doppia operazione, il taglio che disegna e la piega che costruisce. È un principio che il magazine ha già incontrato quest’anno con Ultrapiega di Anonima Castelli, la sedia ricavata da un unico foglio di alluminio. Qui viene portato alla scala minuta della tavola, dove la lastra non deve reggere un corpo ma una tazza, un frutto, qualche dolce.

Ph. Bojana Nikodijevic Liberti

 

Tre centimetri e mezzo bastano a staccare il cibo dalla tovaglia. L’alzata rinuncia al piedistallo e il centrotavola diventa un sistema da comporre e smontare.

Il materiale è un acciaio inox AISI 304 18/10 per uso alimentare, lo stesso delle cucine professionali, delle posate di tutti i giorni e dei piani di lavoro della ristorazione. La scelta dice molto di come lo studio intende i propri oggetti, pensati per essere usati e lavati più che conservati in vetrina. Ogni pezzo è progettato e prodotto interamente in Italia in collaborazione con laboratori specializzati nella lavorazione dei metalli e attraversa diverse fasi di taglio, formatura, lucidatura e rifinitura manuale. Lo studio dichiara che le piccole variazioni tra un pezzo e l’altro sono una conseguenza naturale di questo processo. È un’affermazione meno scontata di quanto sembri, perché l’acciaio per la tavola in Italia ha una storia lunga e illustre costruita quasi interamente sulla perfezione della serie, sull’oggetto identico a sé stesso che esce dallo stampo. Boyo lavora dentro quella tradizione industriale ma sposta il valore sull’ultima fase, quella in cui la mano decide come la superficie riceverà la luce.

Boyo definisce i propri pezzi alzate e vassoi insieme, e la doppia definizione ha senso se si guardano le misure. Five, il modello più grande, misura 30,3 per 23,8 centimetri con un’altezza di 3,5, cioè pochissimo. Quella minima elevazione basta a staccare dalla tovaglia ciò che vi si appoggia senza trasformare l’alzata nel piccolo monumento che la tradizione della tavola ha sempre conosciuto, l’oggetto a piedistallo pensato per esibire. I nomi della collezione, Three, Four, Five e Five Long, sono numerici e asciutti, e i pezzi sono progettati per essere sovrapposti o impilati dando vita a composizioni che cambiano a ogni uso. Lo studio dice di guardare agli oggetti come elementi spaziali, interessandosi a come contorno, elevazione e presenza materica diano forma ai rituali quotidiani. La conseguenza più interessante di questa idea è che il centrotavola smette di essere un oggetto unico e fisso per diventare un sistema componibile, un piccolo paesaggio che si costruisce e si smonta.

Ph. Valentina Vasi

Ph. Valentina Vasi

Ph. Bojana Nikodijevic Liberti

Pochi mesi dopo il lancio milanese Boyo ha portato la collezione a 3daysofdesign in due contesti quasi opposti, con l’intenzione dichiarata di esplorare come i pezzi si adattano ad ambienti diversi e vi portano carattere. Il primo è Sole Vince, The Italian Table, all’Italian Residence di Fredericiagade 2. Lì i vassoi sono stati disposti tra carta da parati damascata, pannelli in legno intagliato e un pianoforte a coda, in un interno storico che l’acciaio attraversa senza imbarazzo. Il secondo è Welcome. Slow Down. da Fanzi, in Posten 6, dove gli stessi oggetti compaiono in una stanza bianca attraversata dal sole, tra cuscini color crema e legni levigati dal mare, accanto ai saponi di Aoidoi. Qui il vassoio lascia la tavola e finisce in bagno, con le saponette al posto della frutta, e vederlo funzionare così bene in un contesto per cui non era nato racconta la sua versatilità meglio di qualsiasi scheda prodotto. Per un brand così giovane è una scelta intelligente, perché invece di costruire un solo allestimento a propria immagine Boyo ha preferito mettere i suoi oggetti alla prova in due interni molto diversi tra loro.

Notes from makeyourhome

→ Tra le due finiture scelgo senza esitazione Luminous Satin, perché il riflesso diffuso scalda l’acciaio e lo avvicina ai toni chiari e caldi con cui vivo, mentre il lucido lo trovo bellissimo in fotografia ma più difficile da tenere in casa.

→ Da architetta il passaggio che mi interessa di più è quello dal piano al volume, lo stesso che si impara disegnando lo sviluppo di una lamiera o di un modello in carta. In questi vassoi si legge ancora il foglio da cui sono nati, ed è raro che un oggetto così piccolo lasci vedere il proprio disegno.

→ Il bordo ondulato mi lascia sempre una domanda, cioè come lo guarderemo tra cinque anni, quando la tendenza sarà passata. Credo che reggeranno gli oggetti in cui la forma ha una ragione che viene da prima della moda, e quella di Boyo ce l’ha.

 

Ph. Bojana Nikodijevic Liberti

 
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Serena Barison, architetto prestata alla pittura. Il racconto di un quadro che trova casa.