Volumeuno: quando la cucina diventa un ecosistema

C'è un momento preciso in cui un'idea smette di essere solo un'intuizione e diventa progetto. Per Volumeuno è successo durante una cena, quando Alberto Ferdenzi ha chiesto all'amico Gio Tirotto di accendere il giradischi. Una richiesta normale tra due appassionati di musica. Ma Gio, designer eclettico e ponte tra idea e forma, ha visto oltre: perché non portare la magia della musica direttamente in cucina? Da quella conversazione è nato un giradischi integrato ai fornelli. E da lì, un intero modo di pensare lo spazio cucina. Oltre la funzione: la cucina come cornice del quotidiano.

Volumeuno via cadibona 9, Milano - Foto Marcello Maranzan

Volumeuno è un brand  che parte da una domanda semplice ma radicale: cosa succede davvero in una cucina? La risposta non è solo "si cucina". Si impasta, si lavora, si legge, si ascolta musica, si parla, ci si incontra. La cucina è il luogo dove avviene il maggior numero di relazioni della nostra vita.

Eppure, per decenni, l'industria delle cucine ha continuato a produrre contenitori funzionali e anonimi. Moduli componibili, finiture neutre, estetica che non disturba. Cucine di cui non sapresti identificare il brand. Cucine che si presentano come soluzioni tecniche a un problema di ottimizzazione dello spazio. Volumeuno prende un'altra direzione. Non progetta contenitori, progetta cornici. Spazi dentro i quali il quotidiano si inserisce perfettamente, con tutte le sue contraddizioni, i suoi ritmi, i suoi suoni. "La cucina diventa uno spazio multisensoriale", dice Alberto, "perché esce dal concetto tradizionale per trasformarsi in un luogo magico." Non è retorica. È una dichiarazione di intenti progettuale.

Foto Matilde Bettati

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Trasportare fuori, smuovere, scuotere, sono i significati del verbo latino "emovere", da cui traiamo la parola emozione, racconta il designer Gio Tirotto. Ed è proprio dall'emozione che nasce la nuova collezione Blend. In cucina assaggiamo una nuova ricetta preparata con cura. Ci sorprendiamo prima con la forma e i colori, subito dopo con i profumi e i sapori, infine mangiamo, quindi tocchiamo. Ogni volta costruiamo un percorso che conduce all'emozione, una miscela di stimoli interni ed esterni dei quali non abbiamo combinazione fissa o regolare. Blend traduce questo processo in linguaggio materico. Contrasti tra superfici lisce e opache, differenti rapporti di assorbimento o rifrazione con la luce, equilibri tra materia grezza e materia attentamente finita. Non è decorazione. È costruzione di un paesaggio sensoriale. La scelta della bio-resina di MEBA come materiale per la collezione non è casuale. La sperimentazione ha portato alla creazione di una nuova maniglia a staffa in cui le venature si dividono processualmente in finitura opaca e lucida, creando un effetto visivo decorativo e una viva risposta al tatto. L'obiettivo è sempre lo stesso: emozionalità. A fare da sfondo, volumi architettonici con due finiture che creano un contrasto superficiale forte ma equilibrato dall'intensità cromatica. Piani in Fenix e ante laccate lucide. Le tonalità sono le stesse sia per i piani che per le ante. La palette è formata da quattro colori base: bianco, nero, blu, rosso. Non c'è nulla di neutrale in queste scelte. Ogni elemento comunica una posizione. Ogni superficie è un dialogo tra controllo e materia.

Gio Tirotto non è nuovo a progetti che cercano la sintesi assoluta. È il primo designer italiano ad aver conquistato gli store di Ikea con Ensholm, la prima seduta da esterni impilabile. Ha progettato gli interni di Carlo & Camilla per lo chef Carlo Cracco, creando un'atmosfera underground in un'architettura che scende di due piani sotto terra.

Foto Matilde Bettati

"Mi piace pensare al designer come a un ponte che collega l'idea al messaggio finale", dice Gio. "Un ponte fatto di forme, dettagli e funzioni." In Volumeuno, questo ponte collega l'alta cucina alla cucina domestica, il rito della condivisione al design della quotidianità. Ciò che avviene in un locale moderno e di alta cucina è completamente simile a ciò che una cucina moderna richiede: una condivisione rituale fatta di cibo, suono e ricordi.

Alberto porta invece l'esperienza ventennale in cantiere, la praticità dello studio dei materiali naturali, la specializzazione nelle finiture d'interni. Insieme hanno dato vita a un progetto che si allontana dall'estetica classica della cucina pur restando legato alla sua funzionalità. La comunicazione è colorata, gioiosa, ma dietro si vede che c'è un progettista esperto. La qualità non è solo esecutiva, è di pensiero.

C'è un altro aspetto che rende Volumeuno interessante: la consapevolezza generazionale. Il primo step di configurazione online non è solo un servizio al cliente, è una dichiarazione di metodo. Parliamo di una nuova generazione che produce e si avvicina alle esigenze di un mondo che va veloce, dove alcuni passaggi necessitano di essere semplificati senza perdere qualità. Non è contraddittorio con l'idea di lentezza e cura artigianale. Rendere comprensibile un sistema complesso è parte del progetto, non una sua semplificazione.

E poi c'è "Ci becchiamo in cucina", il format di eventi in cui il prodotto viene presentato al pubblico, perché la cucina è pensata come spazio di aggregazione, luogo dove incontrare e conoscere persone nuove, condividere una cena, chiacchierare delle proprie passioni e lasciarsi trasportare dalla musica. Quale ambiente più della cucina è il luogo ideale per ritrovarsi con gli amici e passare tempo prezioso insieme?

Perché Volumeuno ci interessa

In un mercato saturo di cucine componibili e soluzioni tecniche, Volumeuno costruisce identità. Non vende moduli, vende un modo di stare nello spazio domestico. Non propone finiture neutre, propone posizionamenti cromatici e materici precisi.

È un progetto giovane, ma con una maturità progettuale che si vede nella ricerca interdisciplinare, nella cura del dettaglio, nella capacità di integrare dimensione emotiva e dimensione tecnica senza sacrificare nessuna delle due.

Non è la solita cucina. È una cucina che riconosceresti anche senza vedere il logo. E questo, in un settore che ha fatto dell'intercambiabilità un modello di business, è già una scelta.

Volumeuno dimostra che si può progettare con ambizione, con colore, con identità forte, senza rinunciare alla funzionalità. Che si può costruire uno spazio multisensoriale partendo da una conversazione tra amici e da un giradischi acceso durante una cena.

Che la cucina, in fondo, non è mai stata solo un luogo dove si cucina. È sempre stata un ecosistema. Volumeuno lo ha capito e lo ha progettato.

Foto Matilde Bettati

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