Noï: dove il tè incontra il pilates e nessuno si stupisce.
Nel cuore di Moscova, lo studio AIM ha trasformato un'ex fumetteria in uno spazio ibrido che ridefinisce cosa può essere un luogo di benessere. Non bisogna prenotare una lezione per entrarci.
CREDITS:
Project: A I M
Location: Milano, Italy
Area: 135 sqm
Photographer: Francesca Iovene
Non è uno studio di pilates con un angolo bar. Non è una sala da tè con qualche macchina al piano di sotto. Noï è un ibrido genuino, il tipo di posto che a Milano, città che conosce bene le insegne curate e le aperture stagionali, riesce ancora a sorprendere per semplicità di intenzione e coerenza di esecuzione. Lo studio AIM ha preso una delle premesse architettoniche più intriganti possibili: una storica fumetteria nel quartiere Moscova, con le sue pareti foderate di scaffalature alte fino al soffitto, il guscio di un'altra epoca. Invece di cancellarlo, lo ha usato come punto di partenza. Il risultato è un progetto che ragiona per stratificazione, dove il contenitore originale e il nuovo contenuto dialogano senza che nessuno dei due debba cedere. Quella linea orizzontale che taglia tutto lo spazio è il gesto più eloquente del progetto: sotto, resina liscia e compatta; sopra, intonaco di calce grezzo animato da giochi di luce e trasparenze. Funziona perché non cerca di piacere, cerca di essere coerente.
"Le imperfezioni, i materiali grezzi e le tracce del tempo non vengono cancellati ma valorizzati."
L'ingresso è dominato dal banco bar: base in cartongesso rivestito di resina e calce, un blocco centrale di marmo grezzo con bordi vivi, una sezione in legno con vetrine integrate. Un elemento che racconta l'intero progetto in un gesto solo. Poco oltre, un grande tavolo comunitario in marmo grezzo composto da tre blocchi sovrapposti, con sgabelli volutamente assortiti, rompe ogni simmetria e invita a fermarsi. Dietro al bar, una parete di vetro rivela lo studio di pilates. Si accede attraverso un pannello a perno nascosto in una partizione architettonica in legno, un corpo estraneo che attraversa lo spazio creando sequenze e prospettive inattese. Il corridoio di transizione è interamente rivestito di rosso scuro: pavimento, soffitto, pareti. Un momento teatrale, deliberato, che trasforma il semplice passaggio tra due funzioni in un'esperienza.
Il corridoio di accesso allo studio pilates è interamente rivestito di rosso scuro: pavimento, pareti, soffitto. Passare da una funzione all'altra diventa un momento teatrale.
La sala pilates condivide la stessa tavolozza materica della sala da tè. Una grande colonna in granito a vista e un'apertura ad arco tra le due zone ricordano la struttura originale. Otto reformer di ultima generazione convivono con tracce architettoniche che hanno decenni. Tutto è perfettamente in equilibrio come si ci aspetta da uno spazio dedicato al benessere nelle sue diverse forme. Quello che AIM ha costruito a Moscova è un promemoria di cosa può fare un progetto rigoroso in uno spazio piccolo: non riempire, non stupire a tutti i costi, ma creare una logica interna così chiara che lo spazio si legge da solo.
Perché andarci durante la settimana
Noï non fa parte del circuito degli allestimenti. Non troverete un'installazione temporanea né un brand activation. È esattamente questo il motivo per cui vale la pena andarci durante la Design Week: è uno spazio permanente, pensato con la stessa cura con cui vengono allestiti i migliori eventi della settimana, solo che non scompare il lunedì successivo.
Moscova è uno dei quartieri più densi di spazi durante il Fuorisalone, a pochi minuti a piedi da Brera Design District, da via Solferino, dalle aperture degli studi e delle gallerie che animano la zona. Noï si inserisce in questo mio percorso personale non come tappa secondaria, ma come punto di sosta con una propria identità forte. La sala da tè è il posto giusto per ricaricarsi tra un vernissage e l'altro, seduti attorno a quel tavolo in marmo, con una tazza di tè che arriva senza fretta.
Notes from makeyourhome
→ Andate fuori dagli orari di punta, mattina presto o tardo pomeriggio. L’ ambiente funziona meglio quando c'è spazio per guardarselo attorno. Se siete un gruppo, il tavolo comunitario centrale è il posto giusto. Se siete soli, il banco bar è quello da cui si osserva meglio l'architettura.