Fragment. Quello che resta dell’ulivo.

La maniglia è la parte di un mobile che tocchiamo più spesso e che guardiamo meno. La apriamo e la chiudiamo decine di volte al giorno senza pensarci, la scegliamo quasi sempre per ultima, quando il progetto è già deciso, e la consideriamo un accessorio, qualcosa che si sostituisce senza che cambi nulla. Studio Sospeso, il progetto di Simona De Fazio e Carmen Carugno nato a Monopoli, parte esattamente da qui, da un elemento considerato secondario, e con Fragment lo trasforma nel punto in cui si concentra tutto il senso di un oggetto: la materia da cui viene, il gesto con cui lo usiamo, il tempo che è disposto a durare.

Il lavoro dello studio si muove tra due riferimenti che raramente si incontrano, la cultura materiale del Mediterraneo e l'essenzialità del design scandinavo, e li tiene insieme attraverso un'attenzione quasi architettonica al dettaglio. Il riferimento dichiarato è Carlo Scarpa, che ha costruito una parte importante della sua opera proprio sui punti in cui i materiali si incontrano, sui giunti, sugli incastri, sulle soglie, trattandoli non come problemi tecnici da nascondere ma come il luogo in cui il progetto si rivela. Fragment eredita questa idea in scala ridotta: geometrie essenziali ma articolate, profili a gradino che si sovrappongono come piccoli volumi, un equilibrio tra rigore e ornamento che non arriva mai alla decorazione.

 
 
 

Fragment nasce da un legno malato. È il legno degli ulivi pugliesi colpiti dalla Xylella fastidiosa, una materia che appartiene profondamente alla storia di quel territorio e che oggi sarebbe destinata allo scarto. Studio Sospeso lo recupera e lo lavora a controllo numerico, una tecnica che garantisce precisione e riduce al minimo gli sprechi di materiale, e lo affianca a una ceramica grezza e scura, modellata a mano e lasciata volutamente al naturale, con la superficie ruvida e punteggiata che conserva la traccia della cottura. Il sistema di fissaggio è nascosto, con le viti sul retro degli elementi in ceramica e all'interno dei pomelli in legno, così che dell'oggetto si vedano solo le due materie e il loro incastro. La capsule collection comprende un pomello e due maniglie, una media e una lunga, e in ciascun pezzo la venatura dell'ulivo disegna un andamento diverso.

Il nome è preciso. Ogni maniglia è letteralmente un frammento, di un albero e di un paesaggio che sta cambiando, e non prova a nascondere la sua origine: la porta nella mano di chi apre un'anta, ogni giorno, senza bisogno di spiegarla. È qui che il progetto trova la sua misura, perché la storia del materiale non resta in una didascalia ma passa attraverso il tatto, nel calore del legno e nella ruvidità della ceramica, nel peso di un oggetto piccolo che ha la densità di una cosa vissuta. Lo stesso principio rende Fragment aperto: la ceramica può cambiare colore, il legno può essere sostituito da altre essenze locali, e la collezione può adattarsi a contesti diversi senza perdere la sua identità.

Il riuso, qui, non è una giustificazione. È il punto da cui nasce la forma.

C'è una questione più ampia che questo progetto mette in evidenza. In un mercato in cui la sostenibilità è spesso un'etichetta aggiunta a prodotto finito, una parola da scheda tecnica più che una condizione di progetto, Fragment inverte l'ordine: prima viene il materiale, con i suoi limiti e la sua storia, e solo dopo la forma. Anche la scala è una scelta. Invece di proporre un nuovo mobile, Studio Sospeso interviene sul dettaglio che permette di rinnovare quelli che già abbiamo, e rende pubblici i file per la lavorazione a controllo numerico, in modo che il modello possa essere replicato altrove, dove altre crisi ecologiche hanno lasciato altro legno compromesso, gli agrumeti in Spagna e Portogallo, i frassini in molte regioni europee. È un modo di intendere il design come metodo prima che come prodotto, e di misurare il valore di un oggetto anche da quanto riesce a essere riprodotto da altri.

Per entrare più da vicino nel progetto ho fatto quattro domande a Simona e Carmen, sullo studio, sulla scelta della maniglia, sul recupero del legno e sull'incontro tra macchina e mano.

M: Come è nato Studio Sospeso, e da dove viene il nome?

SS: Studio Sospeso nasce nel 2021 dal desiderio di unire le nostre sensibilità e dare forma a una visione progettuale comune. Ci occupiamo di interior design e direzione artistica, ma ci piace lasciare che il lavoro attraversi ambiti diversi: il progetto di uno spazio può diventare l'occasione per disegnare un oggetto, sperimentare un materiale o sviluppare un nuovo racconto. Il nome Sospeso esprime questa apertura e la volontà di non legarci a definizioni rigide. Per noi la sospensione rappresenta uno spazio di ricerca e possibilità, alimentato da un dialogo continuo tra discipline, visioni, musica e immagini, che confluiscono intuitivamente nel nostro modo di progettare.

M: Perché proprio una maniglia? C'è stato un momento preciso da cui è partita l'idea?

SS: Siamo partite da una riflessione sul riutilizzo degli arredi e su quanto un piccolo intervento possa cambiarne l'identità. Una maniglia può valorizzare un vecchio mobile, trasformarne l'estetica o dare un carattere più personale a un arredo di serie. Ci interessava progettare un elemento capace di innescare questo cambiamento, invitando a guardare con occhi nuovi ciò che già possediamo. Da qui è nata l'idea di unire il legno d'ulivo recuperato alla ceramica, con il supporto di realtà produttive e artigiani del territorio. La sostenibilità di Fragment riguarda quindi sia i materiali e la lavorazione locale, sia la sua destinazione d'uso: dare nuova vita a un materiale e, attraverso questo, anche a un arredo.

M: Come recuperate il legno d'ulivo, da chi arriva e cosa succederebbe a quel legno se nessuno lo recuperasse?

SS: Il legno viene fornito dalla falegnameria che realizza le maniglie, selezionandolo dagli ulivi colpiti dalla Xylella che verrebbero scartati e bruciati. Il recupero del materiale entra quindi direttamente nel processo produttivo.Con Fragment cerchiamo di dare a questo legno una nuova funzione durevole, conservandone le venature e le particolarità. È un modo per mantenere una traccia concreta di un patrimonio profondamente legato al nostro paesaggio e alla nostra identità.

M: Chi realizza la ceramica, e come convivono nel progetto il controllo numerico e il lavoro a mano?

SS: La ceramica è lavorata a mano, mentre la falegnameria realizza le parti in legno con macchine a controllo numerico e si occupa dell'assemblaggio. Le due lavorazioni contribuiscono in modo diverso al progetto: il controllo numerico permette di ottenere forme precise e di ottimizzare l'utilizzo del legno, mentre il lavoro manuale della ceramica introduce variazioni e una qualità tattile propria del gesto artigianale. Ci interessa proprio questo incontro tra la precisione del disegno e le particolarità della materia.


Notes from makeyourhome

→ Ho conosciuto Studio Sospeso attraverso l'open call di Ways of Inhabiting, ed è stata una delle prime candidature ad arrivare. Mi ha colpito subito la scelta di lavorare su un elemento che di solito arriva alla fine del progetto, quando le decisioni importanti sono già prese, e di farne il centro di una riflessione sulla materia e sul territorio. Quello che continua a interessarmi è proprio questo spostamento di scala, un oggetto di pochi centimetri che cambia il modo in cui guardiamo un mobile senza cambiare il mobile. È forse l'unico oggetto di questo numero che non si guarda prima di toccarlo.

Foto Ilenia Tesoro

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Fòlia. Gllìa e Næssi portano il segno della foglia nel cotto.