A casa di Francesca, in un palazzo storico torinese.
01.CUCINA La stanza dove Francesca passa più ore. Le piace il rumore dell'acciaio quando ci si appoggia sopra una pentola, e avere tutti i suoi oggetti preferiti a vista.
Scenario: storie di case immaginarie vol.01
Francesca ha ereditato la casa da una zia che non aveva conosciuto bene. Un bilocale al terzo piano di un palazzo umbertino in centro a Torino, con i soffitti alti quasi quattro metri e le finestre ad arco che danno sui palazzi di fronte. Quando è entrata per la prima volta ha pensato che fosse troppo grande per una persona sola. Poi ci è andata a vivere e ha capito che era esattamente la dimensione giusta. Fa l’avvocato in uno studio del centro. Le giornate sono lunghe, le serate spesso fuori, le persone con cui condivide le sue giornate tante. Ha scelto di non avere divani profondi né tavoli per dieci. La casa non doveva ricevere, doveva accogliere lei quando rientrava. Ha tenuto pochi mobili e li ha scelti uno per volta, prendendosi il tempo che serviva.
L’unica eccezione è la cucina. Ha voluto l’acciaio, gli scaffali a vista, i bicchieri da vino appesi sotto i ripiani. Cucinare è la cosa che fa meglio e che non c’entra niente con il suo lavoro. La sera, qualche volta, invita pochi amici, ma per la maggior parte del tempo questo spazio è la sua alcova.
Il bagno è l’ambiente della casa che preferisce, e a cui ha lasciato molto più spazio di quanto si fa abitualmente. Una vasca al centro della stanza, le tende di lino che attutiscono la luce e creano intimità, uno sgabello di legno per gli asciugamani. È lì che la domenica, quando il tempo si ferma, resta più a lungo.
SCENARIO è una rubrica realizzata attraverso ambientazioni costruite con strumenti di intelligenza artificiale generativa. I prodotti in scena sono reali e selezionati da makeyourhomestudio al fine di raccontare un’ipotesi di progetto. Questa uscita è un progetto editoriale indipendente, senza partnership commerciali. Le future collaborazioni sponsorizzate saranno sempre dichiarate. L’AI può commettere errori.
02.LIVING Una stanza di pochi gesti. Un divano per leggere, un tavolino in acciaio per i libri del momento. Niente è pensato per ricevere più di una persona alla volta.
03.PRANZO Il tavolo è un compromesso. Francesca non riceve quasi mai, ma le piace l'idea di poter apparecchiare se capita. Le sedie in metallo e tessuto sono comode anche per le giornate in smartworking.
04.CAMERA DA LETTO La stanza più semplice della casa, in cui l'architettura vince sugli arredi. Il letto è senza testata, incorniciato dalle due finestre. Una panca per la coperta che mette via la mattina, le mensole per i suoi libri, un pouf che funge da elemento decorativo eccentrico.
Francesca è nata insieme alla casa. È difficile dire chi sia venuta prima, se i soffitti alti o lei. Le ho chiesto di raccontarmi le sue scelte, come si fa con una persona reale, perché certe volte i personaggi immaginari sanno cose dei propri spazi che noi non sapremmo.
R: Cosa hai pensato la prima volta che sei entrata in questa casa? Ti ricordi quando è stato?
F: Ho ricordi sfocati di quando ero molto piccola. Molti quadri alle pareti e un'atmosfera intrisa da segni del passato. Quando sono tornata qualche anno fa ho pensato che fosse troppo grande per una persona sola, sentivo la mia voce rimbombare nel vuoto. Poi ho passato lì la prima notte, su un materasso buttato per terra perché non c'era ancora niente, e ho capito che non era questione di metri quadri. Mi piaceva il silenzio di questa casa e la luce che entrava dalle grandi finestre.
R: Vivi sola e fai un lavoro che ti tiene molto fuori. Questa casa non sembra progettata per la convivialità. Una casa che non riceve, è una scelta abbastanza inusuale.
F: Non è che non riceva, ricevo poco e una persona alla volta. È diverso. La casa di chi vive sola e lavora in mezzo agli altri tutto il giorno non deve essere un’estensione del lavoro. Ho amici che hanno divani per sei perché gli sembra giusto poterli ospitare tutti insieme. Io quei sei amici li vedo a cena fuori, e quando uno di loro viene qui, ci troviamo in cucina, e basta una sedia.
R: La cucina è audace. Tutti hanno paura dell'acciaio e degli scaffali a vista, tu hai osato per estetica o per piacere?
F: Perché cucinare è la sola cosa che faccio bene e che non c’entra niente con il mio lavoro. In studio passo le giornate a mediare, a tradurre quello che dicono le persone in qualcosa che possa stare in un atto. È un lavoro fatto di parole. La cucina è il luogo dove le parole non servono. Tagli, accendi il fuoco, aspetti. L’acciaio l’ho voluto perché è onesto, non si finge bello, fa solo quello che deve fare. E poi, sinceramente, mi piace il rumore che fa quando ci appoggi sopra una pentola.
R: Il bagno è davvero grande, te lo invidieranno tutti. Non hai mai pensato di dividerlo per ottenere una stanza in più?
F: Avevo visto una casa, anni fa, dove la vasca era contro il muro, schiacciata in un angolo, come se ci si dovesse vergognare di farsi un bagno. Una vasca è una stanza dentro la stanza, vuole spazio intorno. La tenda di lino l’ho aggiunta dopo, perché i palazzi di fronte sono molto vicini e tengo molto alla mia privacy. Estenderla su tutta la parete ha creato un effetto scenico meraviglioso. La domenica ci passo ore. Non sempre dentro la vasca, anche solo seduta sullo sgabello, a non fare niente.
R:Torino è una città discreta, meno chiacchierata di Milano. Cosa significa per te abitarci?
F:Torino è una città che non si racconta, e questa è la sua qualità migliore. A Milano la gente abita per dimostrare qualcosa. Qui no. Le case stanno dietro alle facciate dei palazzi e nessuno fa troppe domande. Quando vado a Milano per lavoro, alla sera sono sempre stanca per ragioni che non capisco. Quando torno qui, la stanchezza scompare nel tempo che ci metto a salire le scale.
05. BAGNO L'ambiente che Francesca preferisce. Ha scelto una vasca dalle linee morbide, quasi un abbraccio per i suoi momenti più lenti. Le tende di lino oscurano e arredano contemporaneamente.
Pezzi in scena. Una selezione di prodotti reali, scelti per immaginare la casa di Francesca.