Oltre i forecast. Cosa sta succedendo davvero con il colore nell'interior.
Il colore è uno dei pochi linguaggi del progetto che deve essere anticipato. Non si può aspettare che una tonalità emerga per iniziare a produrre, comunicare, progettare con essa: i tempi dell'industria, dalla filatura al retail, dalla produzione seriale all'allestimento, impongono un orizzonte che guarda avanti di uno, due, a volte cinque anni. È dentro questa necessità pratica che nasce il sistema dei forecast colore. Non come esercizio speculativo, ma come strumento operativo per chi deve prendere decisioni oggi su ciò che vedremo domani. Le grandi organizzazioni che si occupano di previsione cromatica, Pantone Color Institute, Sikkens, WGSN, Coloro, lavorano incrociando segnali culturali, dati di ricerca, movimenti sociali e osservazione diretta dei mercati. Guardano cosa succede nell'architettura, nella moda, nell'automotive, nel packaging, nell'arte. Monitorano i cambiamenti nel modo in cui le persone abitano, si vestono, consumano. Traducono tutto questo in palette, in storie cromatiche, in codici condivisi che permettono a brand, designer e produttori di orientarsi. Il risultato non è una prescrizione, ma una grammatica comune, un sistema di riferimento che il progettista può usare, interrogare, o deliberatamente ignorare. Per il 2026, questa grammatica comune porta una direzione piuttosto precisa: il colore si fa meno dichiarativo, più ambientale. Meno strumento di identità, più strumento di regolazione emotiva. È dentro questa direzione che si muovono, con accenti diversi, i tre grandi forecast dell'anno.
Cosa dicono i forecast
Pantone ha scelto Cloud Dancer, codice 11-4201 TCX: un bianco vaporoso, privo di peso, che la Pantone Color Institute legge come risposta cromatica al rumore del presente. Non un bianco neutro da background, ma una possibilità di semplificazione, uno spazio mentale prima ancora che visivo. La narrativa ufficiale parla di persone sopraffatte dalla cacofonia del quotidiano, alla ricerca di chiarezza e quiete. Il colore viene letto come strumento di regolazione emotiva: non abbellisce, non afferma, crea le condizioni per ascoltare. Nell'interior, la sua funzione è strutturale: amplifica materiali e atmosfera, non li sostituisce. È un bianco che chiede agli altri elementi di fare il lavoro. Sikkens lavora invece sull'asse del blu con una logica diversa, più tipologica: The Rhythm of Blues. Tre declinazioni, Free Groove, un blu vibrante e versatile; Mellow Flow, un azzurro arioso pensato per spazi connettivi e commerciali; Slow Swing, un blu scuro e riflessivo, diventano tre scenari d'uso. Le colour stories che le accompagnano non sono semplici palette ma grammatiche spaziali: combinazioni di toni pensate per sostenere concentrazione, connessione, o quiete a seconda del contesto. È una logica che il progettista può applicare a scala reale, perché parte dalla funzione dello spazio prima che dalla sua estetica. I blu Sikkens 2026 non sono proposte pittoriche: sono strumenti per modulare l'esperienza di chi abita o attraversa un ambiente. WGSN e Coloro portano invece un'istanza culturale più esplicita. Il loro Transformative Teal, una fusione fluida tra blu e verde acqua, non viene presentato come scelta estetica, ma come posizionamento valoriale. È il colore di un anno che WGSN legge come momento di ridirezione: domanda crescente di responsabilità ecologica, sfida ai vecchi modelli, attenzione al futuro come categoria progettuale. Il dato che lo accompagna, un incremento del 9% nelle ricerche Google anno su anno, segnala che qualcosa di questo sentimento è già in circolazione nella cultura visiva diffusa, prima ancora che nei progetti. Letti insieme, i tre forecast convergono su un punto: il colore nel 2026 lavora per sottrazione più che per affermazione. Il bianco di Pantone, i blu di Sikkens, il teal di WGSN condividono tutti una stessa logica di fondo, meno dichiarazione, più regolazione dell'esperienza spaziale.
Dal forecast al progetto: cosa tenere
Dei tre grandi forecast, quello che offre la grammatica più applicabile al progetto di interior è probabilmente quello di Sikkens: non per i singoli colori, ma per la logica delle colour stories. L'idea che uno stesso tono possa svolgere funzioni diverse a seconda di come viene orchestrato, con quali materiali, in quale luce, per quale uso, è esattamente il modo in cui i progettisti più attenti stanno usando il colore in questo momento. Cloud Dancer di Pantone rimane un riferimento utile come colore strutturale di fondo: non un bianco sterile, ma un bianco che lascia parlare ciò che gli sta accanto. In combinazione con le tonalità calde che dominano il momento, caramello, ambra, marrone, diventa lo spazio respiratorio che impedisce alla palette di chiudersi su se stessa. Il Transformative Teal di WGSN porta invece un'istanza che va oltre l'estetica: è un colore che chiede posizionamento valoriale. Per i brand e i committenti con una narrazione legata alla sostenibilità e all'ecologia, può essere uno strumento di coerenza identitaria. Per chi non ha quella narrazione, rischia di essere solo un colore in più. Eppure tra il forecast e il progetto esiste sempre una distanza. I codici cambiano nome, le tonalità si caricano di significati che i report non avevano previsto, alcune direzioni si consolidano prima del tempo, altre si perdono nel passaggio.
Gravità cromatica
Quello che si osserva negli interni più interessanti del 2026 non contraddice i forecast, ma li sposta leggermente: verso una palette più materica, più silenziosa, meno intenzionale di quanto i documenti ufficiali lascino intuire. La categoria che meglio descrive questo momento è quella che potremmo chiamare gravità cromatica: palette che hanno peso specifico, che non cercano di sedurre a prima vista ma di costruire un'atmosfera stratificata nel tempo. Non è minimalismo, il minimalismo aveva meno colori e più spazio vuoto. Non è nemmeno eclettismo, manca la casualità dell'accumulo. È piuttosto una forma di sofisticazione emotiva applicata allo spazio: colori che modulano stati d'animo prima ancora che superfici. L'azzurro polveroso abbassa il tono emotivo della stanza nel senso migliore, la rende più lenta, più abitabile. Il caramello introduce una temperatura umana che i grigi freddi del decennio scorso non potevano offrire. Il marrone scuro porta storia e calore all’ambiente. Insieme, non fanno una palette alla moda. Fanno uno spazio che funziona nel tempo. Per chi progetta, questo significa che il colore nel 2026 non è una scelta da fare alla fine del processo, come decorazione. È uno strumento narrativo da integrare nella logica spaziale fin dall'inizio, in dialogo con i materiali strutturali, con la luce naturale, con la funzione degli ambienti.
Come interpreta makeyourhome i colori nel 2026
I forecast tracciano direzioni. I progetti raccontano dove siamo davvero. E quello che emerge con più forza, guardando gli interni più interessanti del momento, è una palette che i report istituzionali sfiorano ma non nominano con sufficiente precisione. L'azzurro che si consolida nell'interior non è il blu dichiarato di Sikkens. È più scarico, quasi polveroso, un azzurro che non compete con i materiali ma li accompagna. Lo vediamo sui soffitti dipinti, nelle imbottiture, nei tessili. Un blu che non fa rumore e forse per questo sta diventando il tono di fondo di una generazione di spazi che non vogliono dimostrare niente. Il caramello e l'ambra entrano attraverso i materiali: legno chiaro, pelle naturale, ceramica smaltata. Non sono toni decorativi, sono strutturali. Danno calore e densità allo spazio senza appesantirlo. Abbinati all'azzurro polveroso, producono una tensione cromatica inedita: calda e fredda insieme, radicata e aerea. Il marrone profondo, espresso, cioccolato fondente, ebano, funziona da àncora. È quello che impedisce alla palette di evaporare in qualcosa di troppo soft. Nei tessuti, nelle sedie, nelle pareti a contrasto, porta una densità che sa di scelta consapevole e non di tendenza stagionale. Il bordeaux, infine, si sta ritirando dalla centralità che ha avuto in moda negli ultimi due anni, ma non è scomparso. Nell'interior sta compiendo una conversione silenziosa: da protagonista a nota di carattere. Un tavolino laccato, un dettaglio, una seduta isolata. Sopravvive come memoria cromatica più che come tendenza attiva.